LINGUISTICA ANTICA : ISTRUZIONI PER L’USO.

Di Fabio Garuti

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E’ un momento di confusione notevole, per quanto riguarda la Linguistica Antica. Su questo tema, importantissimo sia per quanto attiene alla Antica Civiltà Sarda che a quella Etrusca, si gioca una partita storica decisiva. Orbene, come prevedibile, il fatto che io sia in grado di tradurre tutti gli scritti di queste due Civiltà ha suscitato qualche nervosismo, e soprattutto scatenato un certo panico, comprovato dal fatto che gli “esperti” non sappiano rispondere a due semplici domande :

  1. a cosa servivano i Nuraghi;
  2. chi erano gli Etruschi.

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REPETITA IUVANT (ciò che viene ripetuto, aiuta. Almeno si spera….)

Di Fabio Garuti

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A beneficio di Davide Cocco ed Alessio Pallini,  che cercano di argomentare civilmente e logicamente questioni alfabetico-storiche ad oggi irrisolte, (affrontandone di tutti i colori), faccio, solo qui, un breve riepilogo di ciò che scrivo da anni e che, evidentemente, qualcuno non ha letto, o non vuole leggere. Ma che almeno sia chiaro quanto segue , scritto, gratuitamente, da anni, e, sempre gratuitamente, spiegato in decine di conferenze. Probabilmente l’errore consiste proprio nel divulgare le cose gratuitamente: non si viene presi in considerazione, salvo poi, quando le evidenze diventano troppe, cominciare ad inveire e pretendere altro. Mi sa che bisogna cambiare registro, per essere valutati e considerati. Oggi funziona così. Continua a leggere “REPETITA IUVANT (ciò che viene ripetuto, aiuta. Almeno si spera….)”

TRADURRE LE LINGUE ANTICHE PER CONOSCERE LA STORIA

Di Fabio Garuti

Penso sia utile fare un po’ di chiarezza in merito alla traduzione di Lingue Antiche, nonché in merito alla metodologia da seguire per rendere finalmente comprensibili testi ed iscrizioni fino ad oggi non tradotti, come ad esempio la Lingua Etrusca o quella Minoica dell’Isola di Creta. Perché fino ad oggi non si era riusciti a tradurre tutto ciò? Per due precise ragioni, che hanno reso di fatto impossibile, come è comprensibile e logico che sia, venirne a capo:

  1. non si era considerata la “fonte” linguistica primaria di queste e di altre lingue successive, invertendo di sovente l’ordine cronologico delle medesime.
  2. la metodologia di studio: chi intenda tradurre le lingue antiche, non deve innanzitutto prescindere dal contesto storico, ma, soprattutto, deve studiare contemporaneamente grafica, lessico e soprattutto fonetica, la cui variante di studio, da me definita della “cronologia fonetica” non esiste a livello accademico. Solo unendo l’analisi di queste discipline, in un contesto storico rispondente alla veridicità dei fatti, è possibile venirne a capo. Assisto a tanti tentativi di analizzare le lingue antiche, approfondendo di volta in volta o solo l’aspetto grafico, o solo quello lessicale, con risultati a mio avviso deludenti ed incompleti.

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PIRAMIDI: DATAZIONI ED ALTRE QUESTIONI….

Di Fabio Garuti

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Colgo l’occasione datami dall’articolo pubblicato da Davide Cocco, per aprire un ulteriore “fronte” di riflessione linguistico-storico. Ma anticamente, scusate tanto, come le chiamavano quelle che noi definiamo “piramidi” ? Un nome dovevano pur avercelo, o sbaglio ? Un pò il medesimo problema sorto analizzando i Nuraghi (come li chiamavano gli Antichi Sardi ? ), eccetera, da cui, senza conoscere la Antica Lingua Sarda non si viene fuori. Vabbè, andiamo oltre. Piramidi. Posto che i Sardi navigavano, causa ossidiana (e non lo dico io, ma altri….) 6.000 anni fa, devono pur avere visto i colossali edifici di Giza, ufficialmente costruiti 4.500 anni fa , giusto ? E non avevano un nome, tali edifici ? Certo che sì. Solo che c’è un problemino: i Sardi Antichi ne danno un appellativo oltre 6.000 anni fa, molto chiaro, e scritto su vari reperti (in pietra) disseminati per l’Isola. Ciò prova due cose : 1) le piramidi sono ben più antiche, e fin qui il dubbio già c’era. 2) Le piramidi ci sono anche in Sardegna. Dove ? Disseminate, e coperte, in svariati luoghi, tra cui la magnifica Isola di San Pietro, giusta immagine speditami anni fa dalla gentile Elena-pino Saliu, che ringrazierò sempre (non me ne sono dimenticato, come vedi, ma sta studiando il tutto Alessio Pallini ), ed altrove, come anche altri Ricercatori stanno valutando. E come le chiamavano, dicevo ? Diventa interessante notare che anche gli Antichi Egizi ( perchè Antichi Egizi si deve dire, Antichi Sardi invece no, è un tabù, che strano) danno a questi edifici un nome molto preciso, pre-geroglifico. Sappiate infatti che i geroglifici sono successivi alla Scrittura intesa nel senso stretto del termine. Per cui, conoscendo una alfabetica precedente, si riesce anche a risalire ai geroglifici successivi. Il discorso è lungo e lo affronteremo in altra sede. Vi basti sapere che sia gli Antichi Sardi, oltre 6.000 anni fa, parlano di piramidi e le definiscono in modo molto preciso , sia gli Antichi Egizi, traslitterando poi il termine in chiave geroglifica. Non 4.500 anni fa, ne parlano i Sardi, ma 1.500 anni prima almeno. Traetene voi le conclusioni. Non dimenticate che tra Zigurrath e Piramidi c’è una differenza sostanziale.

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LE TAVOLETTE DI TARTARIA E L’ANTICO ALFABETO SARDO

Di Fabio Garuti

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Particolare Mantello bronzetto Sardo

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I riscontri ad uno studio, o ad una ricerca, possono essere trovati proprio in reperti conosciutissimi, ufficiali, e studiati da tempo, ma che, ad oggi, non sono ancora stati ben inquadrati. Ovviamente parliamo di alfabetica antichissima, ed in particolare di Antico Alfabeto Sardo, di cui abbiamo già pubblicato lo schema completo. In questa sede analizziamo le famose Tavolette di Tartaria: scoperte nel 1961 a Salistea (Romania), di diametro molto contenuto, realizzate in argilla ed arrecanti segni grafici di vario genere, sono state datate grazie alle ossa umane da cui erano contornate, a circa 7.000 anni fa. Ovviamente si pensò da subito ad una forma di scrittura (definita da qualcuno “Vinca”) ma, dato che tutti gli studi precedenti non ritenevano possibile un qualcosa del genere, l’ipotesi scatenò molte polemiche. In particolare si disse che potevano essere ben successive alle ossa che erano state datate, e la cosa è strabiliante, dato che, ancora oggi, si effettuano datazioni ufficiali proprio basandosi sulle ossa rinvenute accanto ad un reperto. Delle due l’una: o sono tutte da rivedere, o sono tutte degne della giusta considerazione, e quindi, anche in questo caso, siamo in presenza di una forma di scrittura risalente a ben oltre 6.000 anni fa. In effetti tale dato non contrasta affatto con quanto da anni sosteniamo in merito alla Alfabetica della Antica Civiltà Sarda, tutt’altro: collima perfettamente. La cosa che quindi più ci interessa, è proprio il confronto grafico tra alcuni simboli incisi sulle tavolette, e l’Antico Alfabeto Sardo: ne abbiamo evidenziato tre, chiarissimi. Noterete una affinità strabiliante, ed infatti questa forma di scrittura, rinvenuta in Romania e databile ad oltre 6.000 anni fa, deriva direttamente e senza dubbio da quella Sarda Antica, che è certamente precedente. Penso che la comparazione grafica parli da sé. Per la traduzione del tutto, per la pronuncia dei vocaboli e per la relativa fonetica, ci riserviamo un ulteriore articolo, così come per gli altri simboli incisi sulle tavolette. Sempre un passo alla volta: l’importante è dare conto, con riscontri e fatti concreti, dell’Antico Alfabeto Sardo e delle relative applicazioni extra-territoriali addirittura. Provare che sia esistito è un primo “paletto” importante, da cui deriva poi tutto il resto, inclusa, tra molto altro, la funzione originaria dei Nuraghi, che non viene spiegata solo nelle iscrizioni in Sardegna, bensì in molti altri luoghi in cui gli Antichi Sardi si sono recati. E’ il bello della scrittura: permette di leggere e comprendere.

Vostro, Fabio Garuti.

Tratto da: L’invenzione dell’Alfabeto nella Antica Civiltà Sarda, (Ben prima del 4.000 avanti Cristo la creazione dell’Antico Alfabeto Sardo e della Alfabetica Mediterranea e Nord Europea). Associazione B.E.I.T.H., 2017

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INTERVISTA A FABIO GARUTI – LA LINGUA ETRUSCA

Testata di lingua italo-tedesca

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Domanda: Ciao, Fabio. Dopo il tuo ultimo convegno in Lingua Tedesca, hai voglia di rispondere a qualche domanda sulle novità illustrate, in Lingua Italiana?

Risposta: Certamente. E’ molto semplice. Traduco e riesco a pronunciare le iscrizioni in Lingua Etrusca, in modo estremamente chiaro, ossia con rese oggettive e non legate ad interpretazioni soggettivistiche. So che può sembrare presunzione od altro, ma tutto ciò è la logica e naturale conseguenza di studi che porto avanti da anni ed anni. Vedi, mi rendo conto di scatenare il solito mare di attacchi, strepiti e, nella migliore delle ipotesi, silenzi, ma il dato è questo, sic et simpliciter, e va detto con estrema naturalezza, dato che l’essere la prima persona in grado di tradurre tranquillamente tali iscrizioni Etrusche (ed i risultati sono parecchio differenti da quelle circolanti da anni…) rappresenta solo una questione cronologica: prima o poi qualcuno doveva pur riuscirci, non ti pare?

Domanda: detto così sembra normalissimo, sebbene la notizia sia sconvolgente, per i risvolti storici che può avere.

Risposta: Eh sì, come ben puoi immaginare. Soprattutto in termini di genesi linguistiche e di riferimenti storici finalmente molto precisi, si apre una nuova autostrada per lo studio della Storia, soprattutto del Mediterraneo, e per lo studio di Lingue e Alfabeti, considerato che quelli Sardi sono i più antichi e consentono di comprendere sia la realtà Etrusca che ovviamente quella Greco-Classica, anch’essa ben più complessa di quanto fino ad oggi si fosse ritenuto. Il Latino è ovviamente parecchio successivo, e quindi troppo “moderno”, passami il termine, relativamente a tali analisi. Ti confesso che, sforzo mentale a parte, mi sto appassionando e divertendo molto, passami il riferimento, a comprendere usi e costumi, dinamiche socio-territoriali, e quant’altro. Penso che l’Etrusco, sia una vera e propria chiave di volta per lo studio delle Lingue Antiche, per la loro genesi, e per la Storia del Mediterraneo. Non ti dico il “mare” di informazioni che da tutto ciò si ricava nell’ambito della Cronologia Fonetica, branca di studio inesistente a livello accademico, che reputo fondamentale e che, ovviamente, ho dovuto creare ed approfondire da solo.

Domanda: Come intendi divulgare tutto ciò, se intendi divulgarlo?

Risposta: bella domanda. Non intendo divulgarlo affatto, esattamente come non ho divulgato altri dati concernenti l’Antico Alfabeto Sardo e la Antica Civiltà Sarda. Vedi, taluna ufficialità, che non ha alcuna prova, alcuna, in merito a tanti assiomi storici totalmente indimostrati, vive ormai solo grazie alle critiche mosse contro persone come il sottoscritto. C’è qualche eccezione, ma fino ad oggi è purtroppo poca cosa. Il grosso della ufficialità non fa altro che difendere le proprie posizioni; nessun particolare disegno, nessun particolare complotto, ma solo la volontà di negare per non dover ammettere la propria incapacità o non-volontà nell’analizzare taluni dati storici. La vicenda dell’Antico Alfabeto Sardo è emblematica: tutti sanno che esiste, ma si “deve” far finta di niente. Se qualche linguista “ufficiale” avesse divulgato ciò che già ho divulgato io, con prove certe (basti pensare alla vicenda del vino Sardo o dei rapporti via mare tra Scozia e Sardegna) ci sarebbe stato un tam tam di vasta portata. Ovviamente, laddove si tratti di ricerca indipendente, ciò non deve accadere, per i motivi che conosci, senza contare una certa e ben oliata “macchina di delegittimazione” sempre funzionante. Nihil novi sub solem. Risultato? Sono mesi che ho invitato la ufficialità a dimostrare, con prove scritte come posso fare io, scritte e addirittura confermate da testi classici (il che è molto grave, in quanto fornisce una prova della prova, anch’essa ignorata), la funzione originaria dei Nuraghi Sardi. Non ci riescono, ovviamente, e non ci riusciranno mai senza riscontri scritti. Per cui inutile divulgare finchè non ci sarà un cambio di rotta totale. Divulgare per essere prima ignorato e poi copiato dopo qualche anno, non è gioco che mi piaccia. Figurati cosa accadrebbe per la Lingua Etrusca e tutto ciò che ne segue. Hai visto cosa è accaduto in merito alla divulgazione (con riscontri scritti) sia della datazione relativa alle Statue in pietra di Monte Prama sia di cosa raffigurassero e raffigurano ancora oggi: silenzi assoluti od obiezioni ridicole, del tipo: 6.000 anni fa non si conosceva il decoro di tipo geometrico, o qualcosa del genere. Falso, totalmente, e chiunque può verificarlo grazie ad Internet. Mi interessa che Lettrici e Lettori sappiano che è possibile risalire a fonti storiche reali: ci sono e sono chiarissime. Tutto qui. A me basta, dato che continuo a studiare, e ti posso assicurare che tradurre centinaia e centinaia di iscrizioni, non più solo dall’Antico Alfabeto Sardo ma anche dall’Etrusco, è lavoro affascinante e di grande soddisfazione.

Domanda: Dovremo attendere a lungo per sapere?

Risposta: Penso proprio di sì, data l’aria che tira. Ma sai, penso che prima o poi la perdita di credibilità che sta avvolgendo sempre più la ufficialità storico-archeologica, possa portare a fare riflessioni più serene. Non è un problema mio. Non faccio polemiche; servono solo a tenere in vita, a livello mediatico, chi non ha prove storiche da esibire. Un giochino che ha stancato tutti. O si lavora seriamente, o va bene così. D’altronde, e te lo dico senza alcuna presunzione, le notizie devo darle io, dato che “le chiavi del tutto” le ho solo io. Vedi, per questo motivo ho lanciato la “sfida” in merito alla funzione dei Nuraghi; il silenzio che da mesi è seguito a tutto ciò, è prova evidente della incapacità di fornire prove, Ed ogni giorno che passa, (ormai sono mesi e mesi) costituirà un vulnus sempre più evidente in tal senso, dato che tutto ciò prova che non esiste una volontà di ricerca, nel senso più puro del termine. E non è certo colpa mia. Ogni giorno di silenzio in più rafforza tale concetto. Sono andato personalmente a verificare, presso alcuni Nuraghi, la veridicità di quanto avevo tradotto: ti assicuro che verificare dal vivo, in manufatti tanto antichi, ciò che avevo potuto leggere e tradurre, è stata emozione enorme. Figurati che gli Antichi Sardi hanno addirittura lasciato iscrizioni che non solo chiariscono le funzioni originarie dei manufatti, ma addirittura ne chiariscono alcuni aspetti essenziali.

Domanda: Ci avviserai delle novità? Pubblicherai qualche testo, soprattutto su Nuraghi e Lingua Etrusca? Grazie per la tua pazienza.

Risposta: Certamente, ormai il “canale” Italo-Tedesco è aperto, come vedi. Ma non dipende da me. Io studio e ricerco, le manfrine comunicative non mi interessano più. No, al momento non ho intenzione di pubblicare alcun testo. Devono prima cambiare le regole del gioco. Pubblicare qualcosa, per essere poi ignorato, o sbeffeggiato, e poi copiato, come sempre accade, è esercizio sterile. Ripeto: mi interessa che chi ormai ha dubbi storici più che leciti, ossia Lettrici e Lettori, stia tranquillo. Fa bene ad avere tali dubbi, benissimo. Prima o poi saprà. Ciao.

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I Templari e l’Antico Alfabeto Sardo

Di Fabio Garuti

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Continuiamo l’analisi dell’Antico Alfabeto Sardo e delle relative testimonianze, che sono tante non solo nell’Isola ma anche al di fuori di essa, e con cronologie a volte sbalorditive. In riferimento a quanto da me scritto a proposito della datazione dei Giganti di Monte Prama, che arrecano iscrizioni in Antico Alfabeto Sardo per l’appunto, qualche “scientifico buontempone” ha affermato, a quanto mi dicono, che sia impossibile fare riferimento ad una datazione di almeno 6.000 anni fa, in quanto detti manufatti sono istoriati con motivi geometrici, sconosciuti all’epoca, e da riferirsi ad epoche ben successive. Continua a leggere “I Templari e l’Antico Alfabeto Sardo”