LA CRONOLOGIA FONETICA

Di Fabio Garuti

La fonetica, ossia la pronuncia dei simboli e delle parole, è anche la risultanza delle modifiche subite, (sia nel corso del tempo che nei territori in cui sia stato via via adottato), da un alfabeto o da una lingua. Tutto ciò diventa quindi, applicando questa tecnica del confronto che presuppone conoscenza delle modalità di pronuncia relativamente a lingue antiche e moderne, un vero e proprio reperto storico, in grado di offrire cronologie altrimenti impensabili. Non esiste, nello specifico, lo studio della “Cronologia Fonetica”, ma vi posso assicurare che nel caso di questa ricerca sull’Antico Alfabeto Sardo si è rivelato insostituibile al fine di comprendere determinati passaggi da un idioma all’altro. Ne consegue che consiglio vivamente a chi di dovere di istituire tale materia di studio innovativa, nell’ambito di una nuova visione dello studio delle Lingue Comparate al servizio della ricerca storica e storiografica. Ribadiamo ancora una volta un concetto già espresso: lo studio delle Lingue si divide in tre filoni di ricerca, di sovente interconnessi tra loro: grafica, fonetica e lessico, ossia scrittura, resa fonetica o pronuncia e traduzione delle terminologie, per usare termini chiari; la sola traduzione, con conseguente accostamento di sostantivi o di gruppi letterali, stabilisce certamente interconnessioni, ma mai cronologie. Sarebbe d’altronde impossibile comprendere chi abbia preso da chi, nonostante qualche “esperto” la pensi diversamente denotando lacune paurose in campo linguistico e glottologico. Solo l’evolversi della grafica, unito allo sviluppo della fonetica, o della pronuncia, permette di comprendere il susseguirsi degli eventi alfabetico-linguistici. La divisione in settori di studio simili a compartimenti stagni è, soprattutto in questa materia, assolutamente deleterio, ma, probabilmente, non si dà alla fonetica il peso che merita, dato che presuppone anni ed anni di studio, di analisi, di traduzione e di interscambio con altri studiosi del settore. La fonetica è sempre stata vista al pari (mi si passi l’accostamento) di quelle materie poco utili, mai necessarie, quasi facoltative. Errore, gravissimo.
Affronteremo proprio questa questione, relativa alle derivazioni fonetico-glottologiche, limitandoci ad alcuni casi a nostro avviso eclatanti, e che forniranno ulteriori ed importanti spunti di riflessione. Si tratta del passaggio dal gruppo consonantico TS alla lettera Z, e del passaggio dalla lettera U alla lettera V. Due analisi concrete, quindi, che ci permetteranno di spaziare dall’Antico Sardo, al Latino, al Tedesco ed addirittura al Sumero, in una sorta di viaggio attraverso la fonetica e la glottologia. La ZETA, dicevamo. Ebbene, nell’originario alfabeto Lineare planetario, composto da soli quindici simboli, non esisteva alcun suono riconducibile alla Zeta. Nella successiva rielaborazione Sarda, del pari non esisteva alcun simbolo riconducibile alla Zeta, bensì solo un simbolo alfabetico corrispondente alla pronuncia TS, ed era costituito da quattro linee oblique intersecate da una linea dritta. Tale simbolo, detto TS-TREIFF o ST-REIFF, aveva come riferimento naturale, tra altre piante, anche quella del Pruno Selvatico. La pronuncia del gruppo TS iniziale, somiglia molto ad una Zeta, ma non è affatto una Zeta, per come la intendiamo noi oggi: per comprenderne la differenza, provate ad effettuare il seguente esercizio: la Zeta può essere pronunciata in due differenti maniere: o come la intendiamo noi oggi, o pronunciando, in rapida successione, le due consonanti T ed S. Ne deriveranno due suoni molto simili, ma assolutamente non uguali. Posso pronunciare la parola Zappa in due modi: o Zappa per l’appunto, o TSappa, ottenendo un qualcosa di molto simile. Per ora accontentiamoci di questo primo dato: esisteva il gruppo TS-, introdotto dall’Antico Alfabeto Sardo, che, letto in rapida successione, produceva un suono simile alla nostra Zeta, ma che una Zeta vera e propria non era certamente.

  •  la Zeta come la intendiamo oggi, risale a non prima della Alfabetica Greca Classica;
  • fino al tempo di Marco Tullio Cicerone, grande e famosissimo Letterato della Latinità, il suono corrispondente alla Zeta Greca non esisteva affatto, e fu introdotto solo per trascriverlo, appunto, da quella Cultura. Per cui la Z è certamente successiva al gruppo consonantico TS;
  • ancora oggi è ben complesso distinguere tra il suono della Zeta e quello del gruppo TS.   Tanto da richiedere di sovente la trascrizione di una ulteriore consonante;
  • proprio la Lingua Tedesca moderna offre uno spaccato molto preciso di questa differenziazione;
  • il termine Sumero ZIGGURAT, (e nello specifico la Z iniziale), forse uno dei più conosciuti della lingua Sumera, rappresenta una derivazione ed una trasformazione dell’originario gruppo TS Sardo Antico, ancora verificabile grazie allo studio del Gaelico che, con il Sardo ha ovviamente mantenuto molti punti di contatto.

Ne deriva che la consonante Z sia stata creata ben successivamente all0Antico Alfabeto Sardo, in cui abbiamo per l’appunto l’introduzione del gruppo TS, addirittura anch’esso inesistente nell’alfabeto lineare planetario originario. Valutando proprio il gruppo TS e la Z, si otterrà una straordinaria, ed apparentemente inspiegabile, comunanza di genesi fonetica tra Lingue talmente differenti e territorialmente, oltre che cronologicamente, talmente distanti, da non poter essere spiegata altrimenti che risalendo, come infatti è accaduto, ad una comune matrice originaria: l’Antico Alfabeto Sardo appunto. Parliamo, ripeto, di Latino Classico, Greco Classico, Sumero, Tedesco moderno e Gaelico: secondo la storiografia ufficiale è letteralmente impossibile risalire ad una comune matrice alfabetica, ed invece è proprio così. Analizzeremo, nel prossimo articolo, il termine Sumero Ziggurat, o Ziqqurat, Zaqaru in Babilonese e Zkr in Assiro; tutte varianti di un identico e famosissimo termine che indica la nota costruzione Sumera a forma di piramide a gradoni, composta da piattaforme sovrapposte, di cui abbiamo testimonianza anche in Sardegna. Avrete notato la presenza costante della Zeta (e non del gruppo Ts) ed anche il fatto che il termine sia rappresentativo di un qualcosa di ben definito.
L’analisi fonetica, unita a quella grafica ed etimologica del termine, ci darà due responsi molto importanti:

  1. la cronologia esatta tra Lingua Sarda (precedente) e Lingua Sumera (successiva), nonché;
  2. la traduzione del termine Sumero, derivato dalle Lingue Sarda e Gaelica, ed addirittura originato non da un singolo vocabolo, ma da una molteplicità di sostantivi.

Una prova decisiva, quindi, (che approfondiremo a breve nel prossimo articolo), per stabilire cronologie linguistiche ed etimologie, e da ascrivere, per l’appunto, alla citata Cronologia Fonetica.
Vostro, Fabio.

Tratto da:
L’INVENZIONE DELL’ALFABETO NELLA ANTICA CIVILTA' SARDA.
(Ben prima del 4.000 Avanti Cristo la creazione dell’Antico Alfabeto Sardo, 
e della Alfabetica Mediterranea e Nord Europea)

Di : Fabio Garuti, per Associazione B.E.I.T.H.

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